Convegno SPeRA 2021

06 maggio 2021 - L'Abbraccio partecipa al Convegno SPeRA

 

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Convegno SPeRA 2021

06 maggio 2021

Anche quest'anno L'Abbraccio ha partecipato al Convegno SPeRa, che si è tenuto in versione online.

Condividiamo qui sotto l'intervento del dott. Giuseppe Di Menza, Presidente dell'Abbraccio ed il link per vedere in video presentato per l'occasione https://youtu.be/4pQGhXMQ30g
 
CONVEGNO 7-8 MAGGIO 2021
Alcune note di presentazione dell’Associazione
Siamo presenti in Africa dal 2004, in Benin.
Quello che abbiamo fatto: 
- costruzione di una scuola primaria e sua gestione fino ad oggi 
- costruzione di una scuola materna
- di un collegio solo al femminile
- di un ospedale pediatrico 
- di un’azienda agricola
mi limito ad illustrare l’ospedale :
è una struttura sanitaria che in Benin è considerata di secondo livello (terzo è il massimo). Secondo livello giustificato dai reparti  presenti: 
- pediatria medica
- pediatria chirurgica
- rep. Maternità
- neonatologia 
- laboratori 
- radiologia 
e dalla quantità e qualità del personale:
- generico e specialistico (4 medici generici, 2 pediatri, 1 chirurgo pediatra)  e 
- dall’ attrezzatura ed equipaggiamento  di livello superiore.  
È diventato punto di riferimento non solo dei privati ma anche delle strutture pubbliche del territorio dell’intera regione delle Collines.
 
Dal 2014 lavoriamo in stretto partenariato con la Coop Minerva integrandoci  sinergicamente nei vari progetti  quindi non solo sanitari ma anche di sviluppo di comunità con azioni finalizzate alla prevenzione in tutte le direzioni (salute e tra questi: un programma nutrizionale sviluppato anche insieme alla Fondazione Maria Bonino per la prevenzione e cura della malnutrizione , la prevenzione dell’asfissia perinatale con uno stretto monitoraggio delle gravidanze soprattutto le precoci; alla formazione di donne ‘sentinelle’ nei villaggi, alla formazione sulla paternità e maternità responsabile e alla prevenzione dei matrimoni precoci nel centro giovani, alla preparazione per un impiego lavorativo…) 
 
C’è un’altra cosa che mi va di sottolineare e di condividere con voi però.
Di una preoccupazione e di un luogo comune, a volte confermato dai fatti, noi ne abbiamo fatto una scelta, un superamento ed una visione altra.
Nell’impegno in Africa le nozioni comuni e le paure recondite, forse neanche tanto, sono:
- le cose funzionano fin che ci siamo noi bianchi
- dobbiamo cercare di renderli autonomi e indipendenti: noi,  prima o dopo ce ne andremo per i più svariati motivi.
 
Noi abbiamo scelto di esserci, là. Non abbiamo nessuna intenzione di andarcene e confidiamo di trovare tante e altre persone che vogliano continuare lungo la direzione della nostra scelta.
Penso che è nell’intenzione di tutti contribuire alla costruzione di un mondo diverso, più specificatamente umano, in cui la libertà e la felicità dell’altro, e nostra di conseguenza,  sono valori assoluti a cui obbedire ; a maggior ragione è il desiderio di volontari, cooperanti, persone che vogliono mettersi in gioco, di buona volontà ecc.., 
il nostro contributo per la costruzione di questo nuovo mondo noi abbiamo scelto di farlo anche  in Benin. 
 
L’ospedale e gli altri progetti  sono diventati un laboratorio, uno strumento, con apporti di idee, entusiasmo, novità, esplorazione di strade nuove. 
Ma l’ospedale resta sempre  la dimensione concreta,  l’altra faccia degli ideali proposti presenti nelle intenzioni e nei desideri, perché questi non restino muti e vuoti.
 
Quello che espongo è un percorso, è una costruzione che si sta realizzando con però piccole tappe raggiunte e verificate da elementi concreti
Identificare l’obiettivo comune, esserne tutti consapevoli, accoglierlo e implicarci insieme per raggiungerlo
questo è ciò che stiamo facendo insieme beninesi, italiani, canadesi, svizzeri, francesi, brasiliani…è una costruzione giorno per giorno, rispettando sempre e comunque la missione dell’ospedale: raggiungere l’eccellenza di cure e libero accesso ai poveri.
 
tutto ciò avviene con:
- frequentazione quotidiana, comunicazione continua
- costruzione di  un gruppo che gestisce insieme l’ospedale nella
- condivisione di difficoltà, problemi, gioie e successi.
- Questo comporta incontri e scontri e conflitti nel rispetto delle proprie convinzioni  e nel confronto con diverse culture e tradizioni
- Lavoro faticoso reciproco nell’abbandonare pregiudizi e preconcetti atavici di tipo razziale (bianco verso nero e nero verso bianco)
 
Strumenti ed insieme anticipazione del mondo che si vuole:
dopo l’analisi della situazione: riflessione, ascolto,  presa di responsabilità per essere tutti protagonisti e attori, scelte condivise e realizzazione con verifiche successive, creazione di un’atmosfera di cooperazione adulta, di un’atmosfera di fiducia, creazione di legami  in cui si può respirare un’aria di benessere e di affettività.
- Esserci per essere tutti insieme nel miglior modo possibile.
 
La pandemia improvvisa ci dato l’occasione di verificare a che punto si era in questo percorso e ne siamo rimasti soddisfatti oltre che meravigliati e contenti.
- ci siamo inventati, come tutti, altri modi di comunicare ma il risultato ha convalidato quanto sopra esposto:
- L’ospedale non ha subito grossi scossoni: disorientamento iniziale con qualche paura che insieme abbiamo gestito e superato
- Mobilitazione del personale che è uscito dall’ospedale per recarsi sul territorio, nelle scuole, nei villaggi supportato sempre anche da noi da qui (la coop ha acquistato i kit di igienizzazione delle mani), le donne e le ragazze si sono messe a fare mascherine. I nostri medici sono andati a fare informazione tra la gente 
E tutto questo all’insegna 
- del volontariato da parte dei nostri amici e personale beninesi!! 
E un evento straordinario per dimostrare quanto il legame è consolidato anche dal punto di vista affettivo: l’invio in Italia di un video in cui il nostro personale, medici, infermieri ecc.. ci donavano la loro presenza, vicinanza e affetto come condivisione delle sofferenze che in parte vedevano raccontate direttamente e in parte eravamo noi a farlo.
Prossima tappa: creare un gruppo misto di volontari e andare in missione in un’altra situazione di grande crisi e sofferenza umanitaria.